Straordinaria scoperta nelle acque di Israele: l’anello del “Buon Pastore”

Si tratta di uno spesso anello d’oro con una pietra verde incisa con l’immagine di un pastorello con un animale sulle spalle: probabilmente l’anello di un paleocristiano

26 Gennaio 2022 | di Paolo Ponga

È un periodo magico per gli archeologi israeliani: ultimamente, infatti, sono state numerose le scoperte di manufatti dell’antichità nelle acque di questo Paese, così vissuto e così travagliato nei millenni. Gli ultimi ritrovamenti sono stati effettuati nelle acque davanti a Cesarea, a nord di Tel Aviv, e riguardano due navi affondate durante i periodi romano e mamelucco. La notizia è stata diffusa dal quotidiano Times of Israel.

I reperti appartengono a due imbarcazioni differenti, affondate nello stesso punto in epoche diverse: una romana della metà del III secolo d.C., l’altra del periodo mamelucco conseguente alla caduta di San Giovanni d’Acri, circa mille anni dopo. Probabilmente entrambe le navi erano ancorate lontano dalla costa perché in difficoltà o per l’approssimarsi di un’improvvisa tempesta, ed ora giacciono a pochi metri di profondità.

Tra i vari reperti rinvenuti vi sono centinaia di monete d’argento e di bronzo del periodo romano e molte altre d’argento risalenti alla dominazione mamelucca. Sono state trovate anche una figurina di bronzo a forma di aquila, numerose campane di bronzo, vasi di ceramica e una grande ancora in ferro. Gli oggetti più straordinari riportati alla luce risalgono al relitto più antico e sono di piccole dimensioni: il primo è una gemma rossa, un tempo incastonata probabilmente in un anello, con incisa l’immagine di una lira, conosciuta nella mitologia greca come “lira di Apollo” e nella tradizione ebraica come “arpa di David“.

È stato però l’ultimo reperto a far battere il cuore agli scopritori: uno spesso anello d’oro con una pietra verde incisa con l’immagine di un pastorello vestito con una tunica e con un animale sulle spalle, interpretato come una pecora o un montone. Si tratta del simbolo cristiano del “Buon Pastore“, una delle prime raffigurazioni di Gesù come figura benevola, probabilmente l’anello di un paleocristiano.

“Le coste israeliane – ha spiegato Eli Eskozido, direttore dell’Autorità per le Antichità Israeliane – sono ricche di siti e di reperti ritenuti beni immensamente importanti del patrimonio culturale del Paese e internazionale. Sono estremamente vulnerabili, motivo per cui l’IAA conduce continuamente indagini subacquee per individuare, monitorare e salvare qualsiasi antichità”.

Eskozido ha fatto poi appello a coloro che scendono in mare, chiedendo di essere consapevoli della presenza dei potenziali reperti e di riferire qualsiasi scoperta alle autorità. “Ci rivolgiamo ai subacquei– ha affermato – se vi imbattete in un antico ritrovamento, prendete nota della sua posizione sottomarina, lasciatelo in mare e segnalatelo immediatamente. Il rinvenimento e la documentazione di manufatti nel luogo di origine ha un’enorme importanza archeologica e talvolta anche un piccolo ritrovamento porta ad una grande scoperta”.

In effetti, la zona era al centro di grandi traffici commerciali nell’antichità. Sul luogo di un emporio commerciale risalente all’età fenicia (IV secolo a.C.), Cesarea marittima fu fondata nel regno di Giudea da Erode il Grande tra il 25 e il 13 a.C., durante il protettorato romano. Fu chiamata Cesarea in onore di Cesare Ottaviano Augusto.

La città era famosa per il commercio della porpora, il cui pigmento si estrae dal murice comune, un mollusco gasteropode appartenente alla famiglia dei Muricidi, era estremamente fiorente in età romana e abitata da persone provenienti da ogni angolo dell’Impero e oltre. Dopo la distruzione di Gerusalemme divenne il centro di diffusione del Cristianesimo: qui aveva sede Ponzio Pilato e sempre qui venne imprigionato San Paolo. Una terra, insomma, davvero intrisa di storia come dimostrano le recenti e straordinarie scoperte.

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