La “Wreck Valley” di New York, la valle dei relitti sommersi

Nel fondale al largo della Grande Mela giacciono oltre 300 navi naufragate, molte delle quali ancora inesplorate

Gli americani la chiamano “Wreck Valley”, la valle dei relitti, perché su questo ampio fondale che si trova a circa 20 miglia marine al largo di New York, giacciono centinaia di resti di navi affondate. Probabilmente è il luogo con più alta densità di relitti di tutto il pianeta, molti dei quali ancora inesplorati.

Il numero preciso di imbarcazioni sommerse su questo fondale è ancora sconosciuto. Ne sono state catalogate circa 300, ma certamente sono molte di più se contiamo anche quelle che giacciono sulle batimetrie più profonde, irraggiungibili anche da un subacqueo tecnico. 

Ma, seppure la Wreck Valley rimanga un sito di immersione affascinante, ricchissimo di storie e di misteri sommersi, la zona è pressoché ignorata dalla maggior parte dei subacquei e dei cacciatori di relitti del mondo. Diciamocela tutta, nessuno va a New York per fare immersioni. Neppure i subacquei americani, che preferiscono immergersi nei mari più tranquilli e caldi della California o della Florida.

Teniamo anche contro che la maggior parte delle immersioni nella Wreck Valley non sono alla portata di tutti. Anche durante i mesi migliori – la stagione va da aprile a ottobre –  l’acqua è piuttosto gelida ed è praticamente indispensabile l’uso della muta stagna e, tranne che per alcuni siti che sono sopra i 40 metri, le profondità arrivano a livelli tali da richiedere l’uso di apposite stazioni di decompressione.

La visibilità si aggira mediamente sui 15 metri. Un buon valore senza dubbio, ma neppure paragonabile e quella che offrono le acque azzurre e cristalline delle coste caraibiche degli Stati Uniti. Senza contare che nella Wreck Valley le condizioni del mare cambiano in fretta e in men che non si dica la visibilità può scendere a meno di 5 o anche 3 metri.

Anche l’umore del mare cambia velocemente. Ed è proprio questa la causa dei tanti naufragi delle navi che facevano rotta da e per il porto di New York nei suoi 300 anni di storia. Navi che ora giacciono sui fondali della valle dei relitti. Anche in una città come la Grande Mela dove ci si potrebbe aspettare di trovare di tutto, sono pochi i diving attrezzati ad accompagnare i subacquei sportivi, considerato che questi esercizi si rivelano poco remunerativi per chi li gestisce.

La Wreck Valley non è esattamente dietro l’angolo e ci vogliono perlomeno due o tre ore di navigazione, anche perché l’area è molto vasta. Le attrezzature per questo tipo di immersioni tecniche sono inoltre costose e sovente le uscite vengono annullate per l’improvviso incattivirsi dell’oceano. 

A godere dei relitti della valle sono sopratutto club privati di appassionati subacquei tecnici, alcuni dei quali hanno trasformato questa passione in un lavoro. E’ notizia di qualche giorno fa che alcuni di questi sub, esplorando il relitto di una nave da carico e da passeggeri affondata nel 1851 chiamata Black Warrier, sono riusciti a recuperare un carico di preziosa argenteria finemente lavorata. 

Ma anche se non siete subacquei tecnici, nella Wreck Valley potete trovare relitti alla vostra portata. Il più famoso di tutti, ed anche il più frequentato, è probabilmente l’USN Algol, una nave militare da trasporto truppe che è stata impiegata nella Seconda Guerra Mondiale e in Corea. La nave è stata volutamente affondata nel 1991 per favorire la creazione di una barriera corallina artificiale nelle coste del New Jersey.

L’Algol giace in assetto di navigazione. Il ponte principale si trova ad una ventina di metri di profondità, mentre il fondale arriva a 33 metri. Cosa più unica che rara, prima di affondarla, gli ingegneri della Us Navy hanno pensato di trasformarla in una vera e propria palestra per subacquei, aprendo porte e finestre e realizzando dei percorsi didattici interni da seguire nelle immersioni. Insomma, la prossima volta che andate a New York, non dimenticate nel vostro bagaglio anche la muta stagna e gli erogatori!

Immagine di copertina tratta dal sito Scuba.com

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