Una nave-giardino in Cina per parlare di sostenibilità e protezione degli oceani

La scintilla per realizzare la suggestiva installazione è arrivata a due architette italiane da un vero e proprio monumento naturale: la Edith Cavell, conosciuta anche come la "barca isola"

24 May 2022 | di Maria Cristina Sabatini

Può un giardino stimolare riflessioni sulla protezione degli oceani e sull’importanza delle risorse idriche? Sì, se quel giardino-foresta è stato realizzato all’interno di una nave. È questo il suggestivo progetto con cui le architette Lorenza BartolazziClaudia Clementini hanno deciso di declinare il tema della sostenibilità e del rispetto dell’ambiente allo Shenzhen Garden Festival 2022, tenutosi pochi mesi fa in Cina.

Abbiamo voluto realizzare un giardino – spiega Lorenza Bartolazzi a Daily Nautica- che colpisse l’immaginazione dei visitatori e che facesse riflettere sui temi della sostenibilità”. Ciò che ne è venuto fuori è una suggestiva installazione che, suscitando meraviglia, conduce a meditare sulla fragilità del nostro ecosistema ma anche sulla potenza e la potenzialità della natura. “La sostenibilità per noi era centrale – sottolinea Lorenza Bartolazzi– e siamo partite dall’acqua, un tema fondamentale per il nostro pianeta“.

Edith Cavell: la barca isola

La scintilla per realizzare la suggestiva installazione che connette terra e acqua è arrivata alle due architette dalla scoperta di un vero e proprio monumento naturale che prende il nome di Edith Cavell, detta anche la “barca isola”. Una nave mercantile britannica partita nel 1924 da Marsiglia alla volta di Fort de France e naufragata a Saint Laurent du Maroni, nella Guyana francese, lungo il fiume Maroni.

Ogni sforzo per rimuovere il piroscafo è stato vano. Così Edith Cavell, dopo aver trasportato viveri e rifornimenti, è finita per accogliere un carico verde vivo e rigoglioso, emblema della potenza della natura, divenendo una sorta di isolotto all’interno del fiume, visibile tutt’oggi.

Siamo rimaste colpite – racconta l’architetto Bartolazzi – dal fenomeno che si è prodotto in questo cargo. Nell’Edith Cavell erano stati trasportati dei viveri. Ciò ha fatto sì che si creassero le condizioni per le quali vi nascesse della vegetazione che è poi diventata rigogliosissima, come una foresta. Abbiamo così deciso di riproporre questa idea nel garden show”.

Dall’idea alla realizzazione

Il peschereccio utilizzato per l’installazione

A dare vita al progetto delle due architette italiane, ideato per  l’Hongyue Horticultural Corporation, organizzatore della manifestazione, ci ha pensato Michael Zhao. Prima di tutto è stato acquistato un peschereccio. Era importante infatti, che l’imbarcazione, per rimanere in tema di sostenibilità, fosse di recupero. All’interno del peschereccio (smontato e riassemblato) è poi stato inserito un atollo di piante, ad evocare la potenza della natura manifestatasi su Edith Cavell. Una vera e propria foresta galleggiante composta da piante provenienti da tutto il mondo.

Sul peschereccio – ricorda Lorenza Bartolazzi – è stato installato qualche cosa che ricordasse una foresta primordiale, ma l’idea era anche che fosse un po’ come un’arca che raccogliesse piante che provenissero da tutto il mondo e se possibile, anche in via di estinzione“.

L’installazione temporanea, nell’idea di Lorenza Bartolazzi e della sua collega Claudia Clementini doveva essere di circa 20 metri per 10, ma in realtà è finita per essere molto più grande. I realizzatori, infatti, rimasti entusiasti dal progetto, hanno deciso di riprodurre alle spalle dell’imbarcazione anche un paesaggio lacustre. Con la loro suggestiva installazione Lorenza Bartolazzi e la sua collega Claudia Clementini si sono aggiudicate allo Shenzhen Garden Festival il premio Best in Show.

 

Per le foto e il video si ringraziano Lorenza Bartolazzi e Claudia Clementini

 

 

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