Un tesoro di biodiversità nelle acque del Porto Antico di Genova: scoperte 36 specie di organismi marini tra cui le gorgonie rosse

Le gorgonie rosse del Porto Antico di Genova sono la popolazione di gorgonie autoctone più superficiale al mondo

13 December 2021 | di Gaetano Tappino

Oscar, all’epoca uno scolaretto delle elementari appassionato al mondo marino, passeggiava davanti al suo papà su un pontile del Porto Antico di Genova, nei pressi dell’Acquario. Camminava con lo sguardo fisso al mare, deliziandosi dei pesciolini che ogni tanto si vedono nuotare vicino alla superficie, quando notò un’appariscente macchia rossa attaccata al pontile, appena sotto il livello del mare. Guardando più da vicino si rese conto che erano gorgonie rosse, come quelle viste nelle illustrazioni di un libro.

Allora, molto emozionato, richiamò l’attenzione del padre indicandogli l’inaspettato spettacolo. Suo papà, Simone Bava, biologo marino con decennale esperienza di ricerca e da molti anni direttore dell’Area Marina Protetta dell’Isola di Bergeggi, spiegò al figlio che non era possibile che ci fossero delle gorgonie rosse in porto. Oscar, sicuro di sé, insistette nel far vedere più da vicino al padre quella strana macchia rossa e, a tale vista, Simone non credette ai suoi occhi: erano veramente gorgonie rosse, lontane parenti dei coralli.

La particolare scoperta di Oscar ebbe subito una forte risonanza nel mondo scientifico e il sito divenne in breve tempo meta di accertamento e studio da parte dell’Università di Genova. Il dottor Antonio Di Natale, responsabile della Fondazione Acquario Onlus, che ha dedicato tutta la vita alla ricerca marina, appresa la notizia, si è attivato per fornire il supporto economico per un bando di ricerca: un fondo di 3 mila euro per un progetto di monitoraggio della popolazione di gorgonie.

Giorgio Marino, studente del corso di laurea magistrale in Biologia ed Ecologia Marina, ha potuto così beneficiare di questo sostegno economico sviluppando, con il supporto dell’Università di Genova e dell’Acquario, un dettagliato studio contenente tutti gli aspetti scientifici del sito, la cui pubblicazione alla fine del 2020 gli ha consentito di laurearsi con 110 e lode.

L’obiettivo del bando era di monitorare per almeno un anno la comunità degli organismi marini che si erano riprodotti a stretto contatto con i pontili, appena sotto il livello del mare. Certamente fu inaspettato notare la presenza di questa specie, la quale è solitamente presente ad una quota compresa tra i 20 e gli 80 metri di profondità.

Dallo studio condotto da Marino e coordinato da Marzia del Bo, responsabile scientifico del progetto, e Federico Betti, ricercatore del laboratorio di zoologia marina dell’Università, è emerso che in nessun altro luogo del mondo è stata riscontrata una popolazione così superficiale di gorgonie in un ambiente estremo come quello del porto: qui vivono infatti diverse specie di organismi che sono stati in grado di adattarsi perfettamente all’ambiente, superando bruschi eventi stagionali come il caldo torrido o le forti piogge.

L’indagine ha permesso di accertare la presenza di ben 36 diverse specie di organismi che popolano l’area del Porto Antico, visibili anche dalla superficie perché radicate sui moduli di cemento che sorreggono i pontili di attracco delle barche. L’Acquario ne ha raccolti alcuni e li ha trapiantati nei suoi laboratori.

L’ipotesi era che lo sviluppo di questa comunità avesse raggiunto anche la parte sottostante non visibile, quindi era necessario immergersi per studiare e prelevare qualche campione. Tuttavia, pur essendo un subacqueo brevettato, Marino non poteva immergersi nelle acque portuali, perché l’immersione è concessa solo ai sommozzatori iscritti all’albo della Guardia Costiera.

In suo aiuto venne allora proprio il nucleo sommozzatori della Guardia Costiera, capitanato dal comandante Angelo Doria, sempre pronto alla difesa dell’ambiente e a garantire la sicurezza della vita in mare. Oltre all’osservazione degli organismi sotto il pontile, il comandante ha fornito una panoramica della zona circostante, che ha mostrato un ulteriore quadro della particolare compagine della biodiversità del benthos in un porto commerciale, dove le acque sono fortemente antropizzate.

Di certo non rappresneta l’habitat naturale per questi tipi di organismi, ma il Porto Antico di Genova può ora vantarsi di avere la popolazione di gorgonie autoctone più superficiali al mondo e rimarrà un riferimento per studi futuri.

Marino ha anche evidenziato la fragilità di queste specie, che possono essere aggredite da organismi alieni trasportati nelle acque di zavorra delle navi che toccano ogni mare del globo: anche se la zona del Porto Antico dove risiede il sito di studio è ora un’area non più interessata dal passaggio delle navi mercantili e quindi è coinvolta dal fenomeno in minima parte.

Da qualche tempo, infatti, proprio a seguito delle segnalazioni pervenute da vari istituti di ricerca a livello mondiale, si sta affrontando il problema della diffusione delle specie aliene provenienti dalle acque di zavorra delle navi. Per questo motivo le navi sono state obbligate a dotarsi di sistemi di filtraggio che consentono di “pulire” l’acqua caricata nelle apposite taniche per stabilizzarle durante le variazioni di carico a bordo, prima di scaricarla di nuovo in mare priva di organismi.

Lo specchio acqueo protagonista del monitoraggio e il pontile galleggiante adiacenti alla tensostruttura di Piazza delle Feste, si rivelano quindi un particolare laboratorio a cielo aperto per lo studio di questi organismi e per avere indicazioni sugli effetti dei cambiamenti climatici. Seppure in ritardo, infatti, siamo sempre più consapevoli che proteggere l’ambiente in cui viviamo è fondamentale per la nostra sopravvivenza.

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