Vela o motore? Come scegliere la propria barca ideale

Il campione di vela Andrea Henriquet accompagna i nostri lettori in un appassionante ed istruttivo viaggio alla scoperta dei marinai 4.0

Gli amanti della nautica si sono sempre divisi tra appassionati di vela e appassionati di motore. I primi convinti di essere i depositari di una marineria più pura e di una cultura nautica superiore, i secondi che la vela sia una fatica lenta e inutile, mentre molto più pratica ed efficace per godersi le giornate in mare risulta essere la propulsione a motore.

Chi va a vela normalmente ama il viaggio, l’arte di navigare, ama raccogliere dagli elementi della natura l’energia per spostarsi valutandone gli effetti, ama trovare stimoli che possano essere utili ad una crescita, a imparare sempre cose nuove. Chi va a motore, invece, vince con la praticità, oltre alla velocità di trasferimento, alla semplicità d’uso del mezzo (paragonabile quasi ad un’automobile), al basso pescaggio, che consente di avventurarsi nelle rade più a ridosso e più vicino a terra, al minore ingombro di manovre fisse e a spazi che permettono di muoversi più liberamente.

Il panorama delle barche a motore è molto più ampio di quello a vela: al di là dei dati ufficiali che lo dimostrano, basta infatti girare per un marina turistico per capire la differenza in termini di numeri e tipologie. La categoria delle dislocanti con carene progettate per la navigazione in dislocamento, quindi con linee più idrodinamiche, ha il limite della velocità massima in funzione della lunghezza al galleggiamento ma ha il vantaggio di una navigazione meno dispendiosa con pochi consumi e grande autonomia. Dal piccolo gozzo alle navette, sono imbarcazioni considerate marine e sono le più apprezzate anche dai velisti, che le ritengono barche “da marinai”.

Le plananti, invece, sempre nella categoria motore, hanno carene disegnate per sostenere lo scafo in planata, quindi necessitano di tanta potenza (di conseguenza tanto consumo) ma riescono a sviluppare velocità molto elevate, ben oltre la velocità critica della barca dislocante e in funzione della potenza del motore. Per dare un’idea, un’imbarcazione a motore dislocante di 15 metri difficilmente riuscirà a sorpassare i 12-14 nodi, mentre una planante può arrivare potenzialmente a 40-50 nodi. Una criticità delle plananti è che, quando sono costrette a ridurre la velocità per motivi di sicurezza, spostano tantissima acqua, creando onde molto fastidiose e con un assetto che porta la prua molto alta, rendendo difficile la visibilità.

La vela è molto distante da questo mondo. Sicuramente è più lenta ma è anche in grado di avere molta autonomia e un consumo irrisorio anche andando a motore: questo perché le linee sono molto idrodinamiche e quindi spostano pochissima acqua. Dalle scie delle barche si capisce tanto sulla loro efficacia. Il velista cercherà sempre di avere una scia pulita e un mare piatto da lasciare a poppa. Questo è il segnale che non si butta via energia, che la barca si muove con la massima efficienza. Poi naturalmente navigare a vela è viaggiare, è la gratificazione di vedere il risultato di abilità, conoscenze e competenze che sono in continuo confronto con gli elementi della natura più variabili, il mare e il vento.

Navigare a vela è il silenzio, è la magia di sentire l’effetto di una raffica sulle scotte, sul timone, sulle vele. Ma quanti compromessi! Volumi importanti per una comoda abitabilità a discapito della sensibilità e velocità a vela? Deriva lunga e bulbo per avere più braccio di raddrizzamento e meno peso o deriva corta per poter andare in porti con bassi fondali e rischiare meno sulle secche? Albero alto e grande piano velico per poter sfruttare le arie leggere, rischiando di andare in crisi quando rinforza il vento, o albero basso in modo da avere pochi problemi con il vento ma patire con le bonacce estive? Scegliere la barca ideale è quindi molto difficile, tenendo conto delle considerazioni appena fatte, e quello che dobbiamo considerare è soprattutto l’utilizzo che se ne vuole fare.

Conosco velisti che sono passati alla barca a motore per comodità, perché l’importante è passare una bella giornata in mare. Se con una barca a vela, per il peso, l’ormeggio e l’ingombro, il rischio di non uscire è alto, con una leggera barca a motore le cose cambiano. Allo stesso tempo ci sono armatori di barche a motore che passano alla vela pensando di fare un salto di qualità marinara, di poter trasmettere, magari alla propria famiglia, una cultura e una serie di competenze che possono diventare utili anche a terra. In ogni caso il marinaio è marinaio sempre, sia a vela che a motore, e purtroppo lo stupido è stupido sempre, sia a motore che a vela!

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