Gli anni d’oro dei transatlantici italiani: eccellenza tecnologica, eleganza e design

I transatlantici italiani univano capacità tecniche ed ingegneristiche ad allestimenti ed arredi di grande qualità

Gli anni che vanno dal 1922 al 1975 sono considerati l’età d’oro dei transatlantici italiani che univano capacità tecniche ed ingegneristiche ad allestimenti e arredi di grande qualità. Tra questi ricordiamo il Duilio, il Giulio Cesare, i quattro Conti, il Roma, il Rex, l’Andrea Doria, il Cristoforo Colombo, l’Augustus, il Michelangelo ed il Raffaello.

I nuovi transatlantici crebbero in dimensioni e prestazioni raggiungendo e superando le 20.000 tonnellate, con apparati motori (a turbine o diesel) in grado di spingerli a velocità sempre più elevate. La qualità degli allestimenti migliorò notevolmente, i più famosi designer ed architetti furono chiamati ad arredare e decorare gli ambienti che dovevano ricordare la monumentalità delle dimore storiche italiane, tanto che si iniziò a chiamarle “navi-palazzo”.

Il regime fascista, desideroso com’era di promuovere l’immagine dell’Italia all’estero, oltre a ristrutturare il comparto sostituendo le navi ormai obsolete, fece mettere in cantiere due navi destinate a battere ogni record: il Rex ed il Conte di Savoia. In particolare, il Rex rappresentò il trionfo della tecnica costruttiva dell’epoca, riuscendo a regalare al nostro Paese nel 1933 il Nastro Azzurro, il premio per la più veloce traversata del Nord Atlantico. La rotta atlantica del Rex partiva infatti da Gibilterra per arrivare al faro di Ambrose (New York).

Tutto questo però terminò nel settembre del 1939 quando la Francia e la Gran Bretagna dichiararono guerra alla Germania a causa dell’invasione tedesca della Polonia. I transatlantici sparirono dalle rotte da e per le Americhe: alcuni rimasero nei porti, altri vennero addirittura affondati. La flotta mercantile italiana, dopo il suo ingresso in guerra, venne letteralmente decimata. La ripresa nel dopoguerra fu molto più lenta rispetto al passato: solo le motonavi Saturnia e Vulcania furono riparate e riammesse sulla rotta Genova-New York.

Nel frattempo, la Democrazia Cristiana voleva dare un forte impulso alla ricostruzione della flotta mercantile per accelerare la ripresa economica e pertanto vennero commissionate diverse unità sia ai Cantieri riuniti dell’Adriatico in Friuli-Venezia Giulia che al Cantiere Ansaldo di Sestri Ponente. A quest’ultimo venne commissionata la costruzione delle due turbonavi Andrea Doria e Cristoforo Colombo, la cui entrata in servizio rappresentò un trionfo per la marineria italiana che riguadagnò così la grande fama già ottenuta all’inizio degli anni ’30.

Se prima della guerra il grosso dei passeggeri era costituito da emigranti, dopo la guerra i viaggiatori cambiarono. A seguito delle politiche di confine più restrittive degli Usa e grazie al miglioramento della classe media, i passeggeri diventarono soprattutto quelli della prima e della seconda classe desiderosi di compiere viaggi via mare e addirittura crociere. Anche i servizi di bordo divennero più ricchi rispetto all’anteguerra, con servizi di stoviglie, manifatture ceramiche, oggetti di design di artisti dell’epoca e un’attenzione al cibo e alla cucina del tutto nuove per l’epoca.

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2 commenti

  1. Edoardo Bisio ha detto:

    Ilaria Ugolini. È un interessante rendiconto storico di “come ERAVAMO”. Io non me la sento di esprimere ogni mia opinione negativa. Un articolo , un reportage , un album fotografico = credo però senza bocciare ogni buona volonta della “compilatrice” che sia arrivato OGGI nel 2022 il momento di smettere di commemorare ogni cosa defunta e sepolta, essendo il Porto di Genova e la Repubblica Marinara ormai arrivati alla fine. Non è commemorando e ricordando che si guarda al futuro.

  2. Aloisa Moncada ha detto:

    Ma come non ricordare le navi dei Florio, prima flotta importante che fu affossata ma diede origine alla navigazione italiana

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